martedì 23 agosto 2011

n°0 - Potrei scrivere il mio romanzo


Oggi ho fatto il caffè per tutti. La sveglia delle 7:00 e il fresco della sera ci aiutano ad affrontare speranzosi la canicola.
Io adoro Marc e Max, perchè da un loro sbadiglio nacque il primo gemito. Come il feto che lo emette in 11 settimane di gestazione.
Una pagina bianca e il risveglio dopo il torpore. Uno sbadiglio e sulla carta, le prime pagine...

   - ~ -

Potrei scrivere il mio romanzo
se avessi gli occhi gonfi,
e l'ossa in frantumi,
per un colpo di grazia.

Potrei rivolgere l'orecchio
al vento gelido
che mi pungerebbe con parole vere,
coi fatti e le cronache dal mondo di fuori.

Potrei lasciare che l'onda
levighi il corpo
e la trama del mio romanzo,
senza perdere la compattezza.

Potrei bruciare i muscoli tesi
nel fuoco della corsa,
al calore dell'ideale,
coi ceppi erti a testimoni.

Potrei lasciare che l'Universo
con le sue leggi d'attrazione
dia leggerezza e luce
ai miei personaggi, e ancora...

E ancora potrei
che occhi, mani e orecchie e gambe
siano al servizio del mio vaso di orchidee
e scrivere solo di esso.

lunedì 4 luglio 2011

The Tree of Life by T.Malick (or Roberto's first visit)

The Italian poster - Google Images
Marc Dupree get back from London last sunday.
"Roberto please come in" he first said.
I could not imagine how my life could have been if I did not followed him outside of the City underground. The sunrays gently flew trought the mirros glasses of Foster skyscrapers, blessing even Cain for having funded the cities.
My new house looks safe in a certain way, surely because of the late afternoon light summer brings to this latitude. My first time in Italy, my second chance.
"Hi, I'm Max nice to meet you" a tall guy introduced himself walking out of the smoky kitchen to make his breast inspire some fresh air.
"Nice to meet you, too. I'm Roberto I guess Marc talked to you about me, right? I'm going to stay here for a while..." I didn't finish my ritual pledge when Marc just pushed me in.
"Look what a strange british air he's got ?!" he showed Max and from there he escorted me trought the corridor. Max opened to me his kingdom and a bright large smile.
I felt at home again, it was my Big Return. Fresh water flew on the root of my soul, bringing again the green on leaves, making bloom The Tree Of Life.

We spent the night talking about the greatness of Terrence Malick's last work. Marc said it closes the cyrcle started by "Badlands" in late 1973, when the Director described the "young rage" of a James Dean like young rebel. Now askes himself about the origins of those rebel acts that from time to time permit evolution to prevail over it all.
"Evolution after adaptation, the Good after the Bad, the Spiral to the Sky..." and even after all Jessica Chastain don't figure on the movie poster.
"It's impossible to tell if Malick was forced by the laws of distribution to set her name apart, privileging the two big actors Pitt and Penn." I said. Anyway I prefer to think that choice was driven by a bigger aim: lefting the essence of the movie outside any previous consideration of the viewer and leaving him the opportunity to discover her trought her preformance. In the same way we have to discover Grace in our lives with a day by day work.
(An hard work that still continues, since not mentioning her can be seen as a protest action against the marketing laws of cinema, and widely against a still male oriented society)
At last but not least, the Roland Barthes outlined relationship between Photography -> righteousness or madness -> Mercy perfectly fits a iconographic movie.

I added my picture on the kitchen wall for Marc and Max, drawing this little poster to explain them my views.
I hope not to wake up in the street tomorrow...
Roberto N.

Terence Malick' Tree of Life - my references

venerdì 17 giugno 2011

Daily mirrowinds

P.Harris - Burnt out (Saatchi&Saatchi, London)
Deliziosi compagni di casa e di ventura,
è passato quasi un mese dall'ultima email.
Non ho molte utili notizie da darvi se non che sono stato a Londra alcuni giorni e ho incontrato gente simpatica. Un ragazzo italiano, in particolare, mi ha dato le giuste dritte per raggiungere un posto surreale: le visioni di mirrowind.
Roberto conosceva bene l'underground e non solo, dice d'averlo esplorato per mesi in cerca di cibo e poi per il tempo restante in cerca della sua anima. Persi nell'andirivieni dei treni i suoi passi riecheggiano nel buio dei tunnel mentre con una mano nell'aria descrive la strada.
Compiamo evoluzioni sulle caviglie e torciamo i malleoli più di cinquanta volte prima di scoprire la porta più arrugginita dell'underground.
Un lieve barlume spiffera di sotto, si sentono dei rumori,
click! click!
e siamo dentro...

Marc Dupree

click!
Colonna sonora:
http://www.youtube.com/watch?v=SHsoxSC93YE

click!
Galleria:
http://www.saatchionline.com/slideshow/collection/owner/198847/collection/2190

venerdì 3 giugno 2011

La leggerezza


La leggerezza è un volo che lo spirito sceglie di compiere, 
pur consapevole della materia. 
Non è un artificio e non sprigiona calore. Cerca riparo è vero, però, avvicinandosi al Sole e con ali di cera ci riporta fra i più. 
La leggerezza è un pensiero astratto, di senso compiuto.

lunedì 30 maggio 2011

Roma-Milano AV



L'uomo del treno voleva che gli dessi notizie su Marc Dupree. Lo aveva inseguito lungo l'intera banchina del 19, mentre Marc scavallava facilmente i binari dell'Alta Velocità fino al 23. A quel punto però lo aveva mollato e piuttosto che rischiare la vita o ancor peggio, di dare il cattivo esempio, si era voltato verso me.
Non avevo altra colpa, se non quella d'averlo accompagnato in ritardo alla stazione, così non mi mossi e aspettai che mi sputasse addosso i suoi interrogativi. Non si limitò a questo. Ovviamente desiderava anche qualche dato sensibile su Marc, ovviamente non risposi. Non risposi a nulla, perché non ne sapevo nulla.

Quella mattina Marc mi aveva buttato giù dal letto senza troppe scuse e sotto la minaccia di un cornetto confezionato impugnato a mo' di revolver, mi aveva costretto a portarlo in stazione.
   "Prenderò il primo treno verso il futuro" diceva, e durante tutto il tragitto non aveva fatto altro che trafficare con il caricabatteria da auto della sua fotocamera.
   "Tornerò presto, forse già domani, sai, e vedrai, quando tornerò vedrai..."
   "Certo" risposi e nel tempo di aprire gli occhi e svegliarmi con lo stridere violento del tram sulle rotaie sentii lo sportello che si apriva, uno "a' stronzooo" che gridava e Marc che mi salutava "vedrai, domani vedrai...".
Di lì a poco ero già in stazione a prendermi gli insulti del capotreno.

Sono passate due settimane da allora e quasi senza accorgermene mi sono abituato all'assenza di Marc. Qui a casa sappiamo che sta bene perché ogni tanto ci manda un sms o un' email, noi replichiamo con mille domande, ma lui non ci risponde (mai). Oggi però ho trovato un punto esclamativo rosso nella posta, e il nome e l'oggetto mi rimandano a lui.

Mittente: Marc Dupree "marcdupreee3@gmail.com"
Oggetto: "ritorno al Futuro"
Testo: ...le foto che mi avete chiesto.
          Vostro Marty McFly

    Questo è tutto scemo - pensai - poi scorsi la pagina fino in fondo e quando arrivai alle foto mi accorsi che mi sbagliavo.










Museo della Triennale


Urban carrots

p.s. le foto della mostra di M.Comte sono reperibili sul sito di Class http://www.classlife.it/2011/05/18/omaggio-a-michel-comte/










Mentre scrivevo questo post ho ricevuto un sms,
è Marc che mi dice: "...avevi ragione tu, alla fine ho regalato l'accendino in cambio di una penna".

giovedì 19 maggio 2011

Il miracolo di Celestino

I ragazzi uscirono di casa e il vecchio pullman giallo li raccolse di bar
in bar. L'auto girava ancora sull'imbrunire e insieme ad essa gli occhi dei ragazzi, le loro mani, gli accendini. Tutti alla ricerca dell'insolito, speranzosi di svoltare in mezzo ai vicoli verso una calle nuova.
Il ragazzo all'osteria li accoglie sapendo già cosa lo aspetta; ha fatto scorta d'amaro e già pensa al prossimo viaggio giù in Calabria.
Qualcuno ordina una bottiglia di vino e qualcun'altro si ritrova con un occhio nero già prima di giocare.
Il povero Joe aveva puntato sul "rosso" per l'ennesima volta e spingeva lì davanti tutto ciò che aveva in tasca.
Le sagnette fumavano sul suo piatto, e i fagioli si confondevano coi bottoni sul tavolo del Grande Bingo.
Il conto o la puntata, ti vengono a cercare e come al solito c'è l'ebbro che alza la posta.
Sorridono tutti alla vista del denaro e il piatto si gonfia, non è un conto ma sono offerte e questa non è una cena qualsiasi. E' l'ultima.
Ho visto una coppia di 3 battere una coppia di jack, e Lulù difendersi dal trans che gli gridava contro; mentre Mimì era impeganto in una gara di barzellette con la barbona. La stessa a cui poco prima aveva offerto una sigaretta.
Lo sguardo del perbenista scendeva lungo l'antica strada cittadina fino alle sue scarpe di vernice e si posò proprio nell'angolo dove viveva Celestino.
Un Papa rinunciava al papato,
così come la speranza scansava un altro giro d'acquavite.